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CS Padova Pride 2020  – Sabato 5 settembre torna il Pride a Padova

CS Padova Pride 2020 – Sabato 5 settembre torna il Pride a Padova

CS Padova Pride 2020 – Sabato 5 settembre torna il Pride a Padova

La giornata di manifestazione per i diritti LGBTQI+ quest’anno si trasforma in una giornata di ondivisione e uguaglianza. Nel pomeriggio ad “Arcella Bella” e la sera, a partire dalle 17.00 al Pride Village in Fiera a Padova. Una veste inedita e rispettosa delle limitazioni imposte dal Covid 19, senza perdere la gioia di stare insieme e rivendicare i propri diritti.

Comunicato stampa

Il Padova Pride 2020 si terrà sabato 5 settembre al giardino estivo “Arcella Bella” a partire dalle 11.00 (al Parco Milcovich in Via Jacopo da Montagnana a Padova), e nella parte serale dalle 17.00 al Padova Pride Village alla Fiera di Padova. Entrambi gli spazi porteranno il Pride in una veste inedita, e rispettosa delle limitazioni imposte dal Covid 19 ma senza perdere la gioia di insieme e rivendicare i propri diritti.

Nonostante le difficoltà e le precauzioni imposte dal periodo in cui viviamo il Pride dunque si farà, in un mese, quello di settembre, in cui riprenderà il dibattito parlamentare, fra Camera e Senato sulla legge contro omobitransfobia e misoginia proposta dal deputato padovano Alessandro Zan.

«Abbiamo assistito nei mesi scorsi a deputati e senatori che parlano delle nostre vite, di chi ci sta accanto, di chi siamo, delle nostre famiglie e dei nostri figli.” – dichiara Mattia Galdiolo di Arcigay Tralaltro Padova “Pertanto abbiamo ritenuto indispensabile organizzare un’occasione per prendere parola, per dire noi a loro chi siamo, cosa sentiamo e cosa vogliamo da una legge che deve essere nostra, deve parlare di noi.

C’è chi rivendica il diritto alla violenza e alla discriminazione, ma tutto ciò non è ammissibile in un Paese in cui libertà e uguaglianza sono garantite dalla Costituzione»

La manifestazione inizierà a partire dalle 11.00 nello spazio di Arcella Bella con i “Rainbow Gaymes”, un gioco a squadre per stare insieme fin da subito e mettersi alla prova. Dalle 12.30 il parco sarà animato con il djset di Marathy, Sergio Wow, Menage à Trash, e Julie Selecta, i talk di Diversity Awards e Paolo Orsacchini, e la Stand Up Comedy di Horea SAS. Seguiranno gli interventi degli organizzatori del Padova Pride 2020, del Comune di Padova e del deputato Alessandro Zan, promotore della legge in discussione alla Camera.

Dalle 17.00 in poi il Padova Pride 2020 si trasferirà al Padova Pride Village (presso la Fiera di Padova) con l’Aperitivo PRIDE 2020. A partire dalle 18.00 performance, musica, drag show, l’estrazione della lotteria, la Stand up comedy di Yoko Yamada e lo spettacolo della live Band Sugar Shake. L’emittente radiofonica Radio Wow del gruppo Spera Holding, supporterà la manifestazione con una diretta FM fino a mezzanotte che vedrà i suoi principali speaker raccontare l’evento in diretta. La serata si concluderà con il djset di Effe Dj.

La sicurezza

A tutte le persone partecipanti ai vari eventi della giornata è richiesto di indossare le mascherine per tutta la permanenza e di mantenere le distanze di sicurezza di un metro evitando in questo modo situazioni di affollamento.

La partecipazione è gratuita sia ad Arcella Bella che al Padova Pride Village fino alle 21 (5€ dalle 21 alle 3:30). I minori che volessero partecipare agli eventi al Padova Pride Village dovranno munirsi di delega scritta dal genitore scaricabile dal sito www.padovapride.it

Per informazioni

info@padovapride.it

www.padovapride.it

Giuseppe Bettiol

Giuseppe Bettiol

Ufficio Stampa

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Via delle Belle Parti, 17

35141 Padova (Italy)

mob. (+39) 349- 1734262

Prossimi eventi

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Documento Politico Padova Pride 2020

Documento Politico Padova Pride 2020

Documento Politico Padova Pride 2020

Siamo arrivati alla terza edizione del Padova Pride. Quest’anno in particolare il Pride assume un significato molto speciale; l’epidemia di Covid ci ha chiuso in casa per mesi, rendendo alcune condizioni personali e familiari ancora più difficili, rendendo evidente  che la famiglia e gli affetti sono il primo e più importante terreno di lotta contro l’omobitransfobia e misoginia. Ognuno ha diritto di vivere la propria vita in un ambiente sicuro e protetto, un ambiente familiare e sociale che permetta alla persona di esprimersi in tutte le proprie forme.

Soprattutto però in questi mesi si svolge il dibattito parlamentare, fra Camera e Senato sulla legge contro omobitransfobia e misoginia. Un dibattito in cui deputati e senatori parlano delle nostre vite, di chi ci sta accanto, di chi siamo, delle nostre famiglie e dei nostri figli. Pertanto è necessario scendere in piazza, scendere nelle strade, per dire noi a loro chi siamo, cosa sentiamo e cosa vogliamo da una legge che deve essere nostra, deve parlare di noi. Dobbiamo rispondere a chi rivendica il diritto all’odio, all’istigazione alla violenza, all’esclusione che tutto ciò non è ammissibile in un Paese in cui libertà e uguaglianza sono garantite dalla Costituzione.

Il nostro sostegno al testo attuale della legge è fondamentale perché va ad ogni costo scongiurato di assistere al penoso spettacolo della precedente proposta di Scalfarotto.  Dobbiamo sostenere le posizioni di coloro che veramente vogliono una legge a tutela della vita di ogni persona LGBTQI+, una legge che dia dignità a queste persone, una legge disegnata a tutela di quello che veramente siamo. Il testo nella sua attuale formulazione è necessario e sufficiente. Necessario perché contiene gli elementi minimi perché il nostro Paese faccia un salto in avanti e garantisca alla comunità LGBTI protezione dai crimini d’odio e venga assicurata la giusta tutela alle vittime, e sufficiente perché non accetteremo mediazioni al ribasso rispetto al testo attualmente in discussione.

Quest’anno inoltre è stato caratterizzato anche dalla morte, causata dalle brutali pratiche di arresto, di George Floyd il 25 Maggio 2020, e dalla conseguente ripresa su scala internazionale del movimento #BlackLivesMatter. Non può sfuggire la somiglianza fra la nascita del Pride, la storia di Stonewall, e le rivolte che hanno infiammato le strade di numerose città americane ed europee. Il movimento LGBTI è da sempre un movimento pacifico, ma comprendiamo la rabbia che ha caratterizzato parte delle manifestazioni di questi mesi. Anche l’Italia, che solo nel 2017 si è dotata di una legge, da molti ritenuta insufficiente, contro il reato di tortura, ha conosciuto numerose e clamorose violazioni dei diritti umani da parte della polizia e delle forze dell’ordine. Padova Pride 2020 è vicino al movimento Black Lives Matter, condividendone i valori del “rispetto e sostegno delle differenze e delle comunanze, promuovendo un ambiente in cui prevalgono i valori di empatia, giustizia, libertà e pace reciproci”. Allo stesso tempo ci associamo alle pressioni di ONU, UE e Amnesty International perché anche l’Italia doti le forze di polizia di collar number (numeri sul collo), o shoulder number (numeri sulla spalla). 

 

Dal 2002, anno del Pride Nazionale a Padova si sono aggiunte altre sfide, temi, e richieste da parte di una comunità LGBTI+  più complessa e diversificata, capace di interrogarsi e mettersi in discussione. Nel 2020 il Pride deve farsi interprete di tutte queste rivendicazioni, e deve saper andare anche oltre, parlando dei diritti civili e sociali di tutte le minoranze e del valore di ogni differenza.

 

La questione della VISIBILITÀ si poneva come fondamentale già nel 1969, all’epoca delle proteste di Stonewall. A distanza di quasi cinquant’anni, tuttavia, sono ancora molti i settori della società in cui le persone LGBTI+ non possono esporsi né agire in armonia con la propria identità di genere e il proprio orientamento sessuale; discriminazioni sul posto di lavoro, nello sport, nelle famiglie ecc. ostacolano infatti le premesse per un coming out realmente inclusivo. Riteniamo pertanto necessaria una legge di contrasto all’omo-bi-transfobia, partendo certamente da quella attualmente calendarizzata per la discussione alla Camera ma ponendo in essere anche tutte quelle azioni educative e di sostegno alle vittime che rendono applicabile la legge. 

Chiediamo inoltre azioni concrete dallo Stato e dai Comuni, come ad esempio l’adesione fattiva alla rete RE.A.DY e maggiore attenzione per le molte tipologie di relazioni e di identità che attualmente non godono di riconoscimenti sociali e giuridici e vengono trascurate dal dibattito pubblico, quali le famiglie omogenitoriali e i nuclei non monogami come i poliamori. Maggiore considerazione dovrà inoltre essere rivolta, anche all’interno della stessa comunità LGBTI+, alle particolari istanze delle persone bisessuali e asessuali, nell’intento di facilitare il superamento dei pregiudizi che spesso ne ostacolano la visibilità e valorizzazione.

 

Il concetto di salute include quello sanitario, ma è qualcosa che va ben oltre. La SALUTE, nelle sue tre anime (fisica, psicologica e sociale), riguarda da vicino le persone LGBTI+ e assume sfumature differenti a seconda delle identità e degli orientamenti sessuali. Auspichiamo che le istituzioni riconoscano e sostengano un approccio community-based alla salute delle persone LGBTI+, con particolare riferimento alla prevenzione delle IST (infezioni sessualmente trasmissibili) e all’assistenza degli anziani LGBTI+. È necessario promuovere campagne di informazione e prevenzione in maniera efficace e continuativa, invitando inoltre il personale socio-sanitario a intraprendere un’adeguata formazione al fine di eliminare i pregiudizi nei confronti delle e dei pazienti LGBTI+, con particolare attenzione alle persone sieropositive e alle persone transessuali

Chiediamo con assoluta urgenza che alle persone transgender venga assicurato l’accesso gratuito alle terapie farmacologiche. Attualmente, e da quasi due anni, assistiamo alla difficoltà, sia economica che logistica di reperire dei farmaci fondamentali, indispensabili, in molti casi salvavita per le persone in transizione.

Chiediamo una riflessione puntuale circa l’introduzione della PreP (Profilassi Pre-Esposizione) come metodo di profilassi complementare al preservativo per prevenire l’infezione da HIV, specialmente per quanto riguarda le categorie a rischio dei sex-worker e dei maschi che fanno sesso con altri maschi (MSM). Un dibattito consapevole sull’argomento non potrà prescindere, inoltre, dalla richiesta di una maggiore accessibilità, anche dal punto di vista economico, al farmaco e dall’istituzione di campagne informative per quanto riguarda uso ed effetti collaterali.

Riteniamo anche che debba essere garantito l’accesso gratuito a preservativi e contraccettivi, nonché ai vaccini connessi a infezioni sessualmente trasmissibili, come ad esempio l’epatite A (HAV), e che si ponga fine alla discriminazione economica di genere (pink tax). 

Ribadiamo energicamente il nostro rifiuto rispetto a qualsiasi presunta forma di terapia che si proponga come riparativa o correttiva per orientamento sessuale e identità di genere, e chiediamo la depatologizzazione dell’intersessualità e della transessualità a qualunque età, a patto che venga garantita l’assistenza medica dal Servizio Sanitario Nazionale, allargando e potenziando i centri di eccellenza per il cambio di sesso.

Auspichiamo infine, non solo come comunità LGBTI+ ma anche come cittadine e cittadini di un’area ad alto tasso di inquinamento e industrializzazione, che si portino avanti, come presupposto fondamentale per la salute pubblica, politiche ecologiche volte al miglioramento delle attuali condizioni ambientali, insieme a campagne per l’ambiente e per la dignità di tutti gli esseri viventi.

Nell’esprimere la necessità di riconoscimento per una sessualità definitivamente sciolta da censure e da una prospettiva moralistica e procreativa, ribadiamo che piacere e desiderio, entro la sfera del consenso fra partner, devono essere liberi.

 

Chiediamo che venga promosso un clima che restituisca dignità e valore ai corpi e agli individui, in particolare garantendo il diritto all’autodeterminazione delle persone transgender e intersessuali, svincolando l’aggiornamento dei dati anagrafici dalla presenza di interventi chirurgici. Dovrà inoltre essere portato avanti un dibattito, a partire dalla stessa comunità LGBTI+, anche sulla questione dei minori trans* e della loro autodeterminazione in fase preadolescenziale. Chiediamo inoltre la modifica dell’art. 85 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza in modo tale che non sia più punibile chi adegua l’aspetto esteriore alla propria identità di genere, se differente da quella di appartenenza anagrafica. Allo stesso tempo, è opportuno che le istituzioni prendano in considerazione la necessità di superare il binarismo di genere, prevedendo quindi nei moduli e nei documenti la possibilità di optare per un terzo genere, o di non indicarne alcuno. 

Ci poniamo in prima linea per la lotta alla discriminazione di genere, sia nella sua forma simbolica sia nelle sue conseguenze: la violenza fisica, psicologica ed economica. Chiediamo quindi una legge sulla parità retributiva sul modello di quella recentemente approvata in Islanda e proponiamo di superare l’attuale disparità nel congedo parentale in modo che si creino pari opportunità per uomini e donne sul posto di lavoro, scoraggiando alla radice la discriminazione nei confronti delle donne.

È necessaria inoltre un’adeguata formazione sulle tematiche della violenza e della discriminazione di genere per chi opera nei luoghi sensibili e in contesti di protezione (tribunale, forze dell’ordine, ospedali).

Auspichiamo che il diritto alla sessualità sia contemplato anche per le persone con disabilità, specificamente tramite l’istituzione della figura dell’assistente sessuale.

Vogliamo infine sollecitare la nostra comunità, in particolare i maschi gay, a liberarsi dalla pericolosa ossessione per l’apparenza e per la virilità, e a riflettere su quanta sofferenza auto-inflitta generino l’avversione per i corpi imperfetti (body shaming) e per l’effeminatezza propria e altrui (femme shaming).


Una società aperta è una società che sa perseguire i valori di LIBERTÀ parallelamente a quelli di LAICITÀ. 

Nello scenario pluralista di Padova e del Veneto, riteniamo che questioni come l’aborto, la fecondazione assistita, l’omogenitorialità e la transizione debbano essere trattate secondo una prospettiva aconfessionale e libera da pregiudizi. 

Chiediamo quindi la garanzia dell’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza, come stabilito dalla legge 22 maggio 1978, chiediamo che vengano potenziate e rese accessibili anche i minori le strutture dei Consultori Familari, in particolare per assicurare il diritto alla procreazione cosciente e responsabile. Allo stesso tempo, riteniamo che debba essere abolita o modificata la legge 40/2004 affinché sia possibile per single e coppie, anche dello stesso sesso, accedere alla procreazione medicalmente assistita e al concepimento attraverso GPA (gestazione per altri), nonché all’adozione.

In uno Stato che possa dirsi davvero laico, ad ogni tipo di famiglia dovranno essere riconosciuti pari diritti: sollecitiamo quindi le Istituzioni affinché si provveda a colmare vergognosi vuoti in materia di omogenitorialità e coparenting

In seguito all’approvazione della legge n. 71/2016 sulle Unioni Civili, i prossimi passi dovranno auspicabilmente muoversi nella direzione del matrimonio egualitario, dell’azione per single e coppie dello stesso sesso, della trascrizione dei matrimoni contratti all’estero e della tutela dei matrimoni contratti dalle persone transessuali prima della rettifica anagrafica​. 

Al Consiglio Regionale del Veneto chiediamo di abrogare la mozione 270 del 2014, che di fatto discrimina ogni tipo di famiglia non «fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna», e che provveda invece ad applicare la mozione 4 del 2010, per la prevenzione e la lotta ad ogni forma di discriminazione legata all’orientamento sessuale e all’identità di genere.

Alle forze di governo domandiamo infine che si aprano tavoli di discussione su argomenti come il fine vita e la regolamentazione della prostituzione in funzione della maggior tutela per le persone lavoratrici del sesso, e si creino delle valide alternative all’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica.

 

Al Comune di Padova chiediamo di introdurre, come già fatto dai comuni di Pavia e Torino, modifiche ai regolamenti di polizia locale e occupazione del suolo pubblico che impediscano l’esibizione di bandiere e altri simboli inneggianti al fascismo o al neo-fascismo, vietando di utilizzare anche immagini o messaggi che incitino a qualsiasi tipo di discriminazione. 

 

Per prevenire l’omo-bi-transfobia è urgente una riflessione da parte di personale competente nel settore dell’EDUCAZIONE infantile e pre-adolescenziale, poiché la paura del diverso, gli stereotipi di genere e l’eteronormatività vengono appresi fin dai primi anni di vita.

Alla luce dei fatti riportati quotidianamente dalla cronaca, per prevenire ogni forma di violenza, riteniamo importante promuovere efficacemente, soprattutto dall’infanzia, la cultura del consenso. Chiediamo quindi alla dirigenza delle scuole di vario ordine e grado di favorire un ambiente sicuro, che educhi alle differenze e a un approccio consapevole alla sessualità e all’affettività.

La formazione di un corpo docente preparato a confrontarsi con studenti LGBTI+ e con famiglie omogenitoriali è inoltre da ritenersi fondamentale per prevenire bullismo e discriminazioni.

Chiediamo per questo al Consiglio Regionale del Veneto di abrogare la mozione 13 del 2015 che, nell’atto di vietare ipotetiche ideologie «destabilizzanti», alimenta fobie e oscurantismo.

Alle istituzioni universitarie chiediamo di garantire alle persone transgender sia il libretto che la modulistica corrispondenti al loro genere.

Considerando la storia come parte fondamentale della nostra identità, riteniamo che un’educazione degna di tale nome debba riconoscere l’antifascismo come valore imprescindibile per la società, insegnando fin dall’infanzia a rifiutare ogni forma di intolleranza e di legittimazione della violenza. 

Proprio perché vi è uno stretto legame tra identità e memoria, invitiamo inoltre a non dimenticare il processo storico e culturale che ha condotto alla costituzione della comunità LGBTI+ e a ricordare le vittime di violenza, in particolare dell’Omocausto

Chiediamo quindi al Comune di Padova l’inclusione delle vittime LGBTI+ fra quelle commemorate in occasione delle celebrazioni per la Giornata della Memoria e l’apposizione di una targa o altro elemento presso il Tempio nazionale dell’Internato ignoto o in altri siti.

 

Ogni richiesta di riconoscimento delle identità sessuali necessita di essere inserita in una prospettiva intersezionale, valorizzando altri attributi della soggettività come l’etnia, il censo, il ruolo sociale, la lingua, la provenienza geografica ecc.

I recenti mutamenti geo-politici su scala internazionale spingono ogni spazio urbano a dotarsi di servizi alla persona e alla comunità per provvedere ai bisogni di chi reclama il riconoscimento e la valorizzazione delle proprie differenze e, allo stesso tempo, una piena e genuina INTEGRAZIONE/INCLUSIONE all’interno della sfera sociale.

Auspichiamo che a livello locale e nazionale sia ripensata la gestione delle strutture per l’accoglienza allargando gli spazi per migranti e richiedenti asilo LGBTI+, donne e minori vittime di tratta, persone LGBTI+ senza fissa dimora e vittime di maltrattamenti in famiglia.

Al fine di evitare fenomeni di emarginazione, è necessario che si porti avanti un fondamentale lavoro di prevenzione attraverso l’integrazione scolastica e la promozione del dialogo interreligioso e interculturale.

È altresì fondamentale che lo Stato Italiano si spenda su queste tematiche, in particolare attraverso l’approvazione di una legge che conceda il diritto di cittadinanza per ius soli a tutti coloro che sono nati nel nostro Paese.

Invitiamo infine la stessa comunità LGBTI+ a liberarsi dagli stereotipi e dai pregiudizi che impediscono una reale integrazione.

 

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I Patrocini al Padova Pride

I Patrocini al Padova Pride

I Patrocini al Padova Pride

Abbiamo richiesto il patrocinio a tutti i comuni delle Provincie di Padova e Venezia. Le amministrazioni locali sono quelle più vicine ai cittadini e crediamo che il loro patrocinio al Pride sia un segnale fondamentale di accoglienza e inclusione per le cittadine e cittadini LGBTI. 

A rispondere positivamente al nostro invito sono state le amministrazioni di Padova, Vigonovo, Jesolo, Mira, Adria, Montegrotto Terme, Cadoneghe, Chioggia, Dolo.

Nella foto di seguito il Comune di Cadoneghe espone la bandiera arcobaleno

Giopota Il Pride in un’immagine

Giopota Il Pride in un’immagine

Giopota Il Pride in un’immagine

Abbiamo collaborato con Giopota per realizzare un’immagine che rendesse visivamente i molteplici aspetti dell’orgoglio LGBTI che sono al centro del Padova Pride 2019.

Una Manifestazione e non una semplice “sfilata divertente”. Il Pride resta sempre un momento di divertimento e di incontro importante ma vogliamo sottolineare fortemente che come movimento LGBTI siamo molto lontani dall’essere “pacificati”.
Inoltre quest’anno celebriamo i 50’anni di Stonewall e vogliamo parlare delle origini femministe e trans-femministe del Pride, ponendo l’accento su tutte quelle diversità che molto spesso nel movimento LGBTI vengono messe in ombra o che vengono distorte da una visione normalizzante.
Altre tematiche che ci stanno a cuore sono quelle dell’accessibilità del Pride, l’accoglienza e l’inclusione, e tutte quelle tematiche solo in parte connesse a quelle LGBTI (la famosa intersezionalità), come il razzismo, il body shaming, e il femme shaming.
Il Pride per come lo intendiamo non è solo la manifestazione dell’identità LGBTI ma una manifestazione che vuole dare orgoglio a tutte le differenze.

 

Giopota

Giopota è un fumettista casertano che lavora per case editrici italiane e non.

Nel 2014 ha pubblicato la raccolta di fumetti brevi per Renbooks “I fuochi della sera”. Nel 2017 esce il fumetto “Un anno senza te”, su testi di Luca Vanzella, pubblicato da BAO Publishing. Collabora con l’etichetta di autoproduzioni Attaccapanni Press ed è attualmente al lavoro sul suo primo romanzo a fumetti da autore completo.

Time to Padova Pride 2019

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Documento Politico Padova Pride 2019

Documento Politico Padova Pride 2019

Documento Politico Padova Pride 2019

INTRODUZIONE

Sono trascorsi 50 anni dai Moti di Stonewall, la rivolta che ha scosso New York e costretto il mondo a riflettere sulla possibilità che anche le persone gay, lesbiche, bisessuali, transgender/transessuali, queer/questioning, intersessuali, asessuali/agender, non binarie e tutte le sessualità non normate (LGBTQIA+) potessero reclamare dei diritti.
I Pride celebrati in tutto il mondo sono una commemorazione ed una continuazione di quella lotta per la dignità e i diritti. Nonostante in Europa e nel Nord America siano stati raggiunti numerosi traguardi in merito ai diritti civili, in Italia continuiamo a sentire solo un’eco di queste conquiste. Per questi motivi Padova decide di ripetere l’entusiasmante esperienza che nel 2018 ha portato 13.000 persone lungo le sue strade a supporto della comunità LGBTQIA+.
Il 1° Giugno 2019 il Pride di Padova non sarà un’esperienza isolata, ma si accompagnerà fra maggio e giugno alle voci di Vicenza, Verona, Treviso e Trieste per ricordare al Triveneto che un mondo più inclusivo è possibile.

Considerando i recenti attacchi alle conquiste fondamentali del movimento di liberazione femminista, abbiamo deciso di donare a questo Pride un’impronta trans-femminista. Con questo rivendichiamo l’unicità della lotta per l’autodeterminazione sessuale, riproduttiva e sociale, indipendentemente da orientamento sessuale, genere, stile relazionale o altre caratteristiche incidentali della persona.
Intendiamo mettere in discussione gli anacronistici sistemi di potere che ancora danneggiano la persona senza alcun vantaggio per la società: patriarcato, eteronormatività e i vari fenomeni discriminatori che danno origine alla violenza sui corpi, femminili e non. Il nostro obiettivo è quello di contribuire ad un cambiamento sociale profondo a beneficio di tutte le persone secondo i principi qui esposti.

ORGOGLIO SENZA PREGIUDIZIO

Come Padova Pride, crediamo nell’orgoglio: di essere ciò che siamo, di essere parte della comunità LGBTQIA+. Respingiamo con forza ogni tentativo di nascondere o attenuare la nostra visibilità di persone LGBTQIA+, che è alla base della nostra lotta politica. Il Pride è un inno alla visibilità e una mano tesa, un incoraggiamento per chi ancora non può o non sa essere sé stess* alla luce del sole.

Detestiamo il pregiudizio, tra le più solide forme di discriminazione. Vogliamo insegnare, contro gli standard di questa società basata sul solo modello cis-eterosessuale, che il carattere e la personalità di un individuo non sono conseguenze dirette del suo orientamento sessuale o del suo genere.

L’orgoglio di essere chi siamo si manifesta anche nel promuovere atteggiamenti di accettazione, rispetto e apprezzamento del proprio corpo e delle proprie passioni, anche negli ambiti socialmente considerati più intimi o persino tabù. Puntiamo, quindi, a ridurre il pudore legato a temi della nostra comunità, pudore inteso come internalizzazione di codici etici ormai antiquati che impediscono di vivere a pieno titolo la propria identità.

Rifiutiamo il body shaming, comportamento discriminatorio che stigmatizza i corpi non conformi agli standard estetici vigenti instillando sensi di colpa, ad esempio, per essere sovrappeso o per aver lasciato crescere i propri peli. Noi invece affermiamo che non è giusto provare vergogna per qualsivoglia caratteristica fisica; se poi quell’aspetto del proprio corpo è apprezzato dalla persona, meglio ancora.

La libertà di esprimersi sta anche nei comportamenti di carattere sessuale, tra individui adulti e consenzienti. Troviamo che non ci sia nulla di vergognoso nelle attività kinky e BDSM: semmai troviamo vergognoso parlare in modo denigratorio degli interessi sessuali o non sessualmente normati di una persona, atto noto come kink shaming; è fondamentale ridurre il pregiudizio che circonda queste pratiche. Allo stesso tempo, non c’è nulla di vergognoso – né di patologico – nell’avere un atteggiamento neutrale nei confronti del sesso, o nel preferire non avere alcun rapporto sessuale. Anche questo fa parte della nostra identità, e si rifà alle differenze individuali, non a differenze di genere come lo stereotipo fa spesso intendere.

Combattiamo il concetto di cis-eteronormatività. L’eterosessualità non va assunta come caratteristica universale, ma come uno dei tanti orientamenti sessuali possibili. Similmente, intendendo con cisgender una persona che si identifica con il genere che le è stato assegnato alla nascita, invitiamo a non assumere che tutte le persone siano cis. L’interpretazione di situazioni generali in chiave costantemente eterosessuale e cisgender è oppressiva e deve finire. Inoltre, l’omosessualità non va assunta come unica alternativa all’eterosessualità: le persone attratte da più di un genere (bisessuali, pansessuali, ed altre ancora) esistono, non sono indecise, ma anzi scardinano il binarismo dei desideri che, come quello di genere, è duro a morire.

Il binarismo di genere porta avanti l’idea che esistano solo due generi (uomo/donna) i quali possono muoversi soltanto entro degli standard ben precisi di mascolinità e femminilità; questo concetto cancella l’esistenza delle persone non-binarie e, logicamente, impedisce il raggiungimento di una vera parità tra generi.

Noi crediamo nella libertà di ogni persona di adottare l’espressione di genere preferita, sia essa lontana o vicina da quelli che sono questi standard etero-cisnormati, e di esprimere con fierezza il proprio genere, sia esso concorde o discorde da quello assegnato alla nascita. Diamo impulso ad una conoscenza più approfondita delle nostre tematiche, in modo tale da contrastare il pregiudizio. Il genere è un fenomeno estremamente complesso, che tiene conto tanto di fattori interni quanto esterni alla persona, e non ha nulla a che vedere con i genitali o con qualsiasi altra caratteristica sessuale.

Da transfemminist*, repelliamo l’ideologia T.E.R.F. (un femminismo radicale che esclude le donne trans, considerandole uomini), che oltre ad essere eticamente inaccettabile va contro la stessa logica del femminismo. Se il genere è un costrutto sociale, non ha alcun senso escludere dal movimento femminista le persone transgender che oltretutto, essendo tra le prime vittime dei ruoli di genere, meritano il supporto che i femminismi terf vogliono negargli.

Intendiamo poi rassicurare quegli uomini (e donne) che si sentono vittime di un complotto politico atto a “ribaltare” i ruoli di genere. Il nostro obiettivo è combattere il privilegio, non rovesciarlo: tentiamo di formare una società in cui tutt* possano avere gli stessi diritti e le stesse opportunità, la libertà di agire e di ottenere dei risultati senza vantaggi di classe, di genere o etnici.

Coerentemente, ripudiamo i comportamenti machisti, esibizioni arroganti di virilità fondate su una sessista ed antiquata idea di superiorità psicofisica del maschio rispetto alla femmina (in un’ottica binaria). Il machismo lede la libertà non solo delle donne e di persone non binarie di avere pari opportunità, ma anche quella degli uomini di vivere la propria identità in una maniera più o meno lontana dagli standard di mascolinità della nostra società.
Proprio per questo, il MRA (Men’s Right Activism) non è soltanto inutile, ma persino dannoso: è un tipo di attivismo decisamente esclusivo che, rovesciando i principi transfemministi, va contro i precetti libertari su cui si dovrebbe basare una realtà veramente moderna e civile. La mascolinità tossica, dichiarata inesistente da alcun* attivist* maschilist* e alimentata dai comportamenti machisti, ha come standard un uomo forte, non emotivo e sessualmente predominante; si manifesta con atti di bullismo nei confronti dei maschi che non si conformano a quello standard, con molestie e strumentalizzazione del corpo femminile, con il mansplaining. Abbattiamo la mascolinità tossica per il bene di tutt*, in quanto tutt* possiamo esserne vittime: donne, persone non binarie, e uomini.

Per poter raggiungere veramente una parità tra i generi, sosteniamo lo studio e l’adozione di un linguaggio più inclusivo, che tenga conto tanto dell’ingiustizia di avere il maschile come genere prediletto nella grammatica quanto di quelle persone che, non riconoscendosi nel binarismo di genere, in italiano faticano a trovare pronomi adatti alla propria identità.

Chiediamo un mondo aperto e non ostile verso tutte le nostre soggettività, e chiediamo spazi sicuri quando e dove questo non sia ancora possibile. Abbiamo bisogno di alleat* e capiamo l’utilità degli spazi “friendly”: è bello poter programmare una vacanza con la certezza che l’hotel o il locale non si mostreranno omo-bi-transfobici, è positivo che esistano esercenti o aziende che desiderano essere accoglienti.

Con coscienza critica osserviamo anche l’altro lato della medaglia: il Rainbow Washing, vale a dire quella pratica per cui un’azienda o uno Stato decidono di sposare in modo strumentale la causa LGBTQIA+ allo scopo di posizionarsi in modo favorevole verso il proprio target di mercato o elettorale. Questo tipo di fenomeni hanno una matrice radicalmente capitalista che si confà perfettamente alle logiche del profitto.
Nel concreto molte grandi aziende multinazionali investono nei Pride o in altre iniziative “friendly” soltanto nei Paesi ove le questioni LGBTQIA+ sono sdoganate, mentre rimangono silenziose in quei Paesi dove prendere posizione a favore della nostra comunità sarebbe dannoso in termini di immagine e di vendite dei loro prodotti. In alcuni Stati, come ad esempio il Brasile o Israele, esistono leggi molto avanzate in merito ad alcuni diritti civili delle persone LGBTQIA+, mentre di fatto nel Paese c’è un alto livello di violenza omo-bi-transfobica a cui lo Stato stesso non pone un freno.

Chiediamo che le politiche inclusive messe in atto da aziende, enti e Stati siano sia formali che sostanziali. Chiediamo con orgoglio che enti e persone non si limitino a prendere atto delle nostre soggettività con liberale accettazione, ma provino a comprenderle.
Perché solo così le nostre conquiste possono essere sostanziali e rimanere stabili nel tempo. Perché solo così un po’ della nostra soggettività potrà contagiare il resto della società, contribuendo ad abbattere quella norma sessuale omologante e stereotipica che opprime tutta la società.

EDUCAZIONE

In linea con lo stesso concetto di orgoglio intrinseco nella parola Pride, riteniamo di fondamentale valore l’accettazione, verso sé stess* e verso l’altro, l’autorealizzazione e la stabilità e presa di coscienza di sé.

Sono sentimenti che si possono realizzare solo in un contesto florido, in cui l’individuo sia libero di esprimersi e sia portato a rispettare l’espressione e le diversità altrui. L’educazione e l’apprendimento in questo senso sono basilari, sia a livello infantile e preadolescenziale che in una visione di educazione permanente.

 

Per prevenire ogni situazione di omo-bi-transfobia è urgente una riflessione da parte di tutt* coloro che sono coinvolt* nell’agire educativo, nelle scuole tradizionali come in quelle alternative, così come nell’ambito familiare ed in ogni luogo dove avviene educazione informale, poiché la paura del diverso, gli stereotipi di genere e l’eteronormatività vengono appresi fin dai primi anni di vita. Riteniamo necessaria quindi l’inclusione di diversi modelli positivi non normati nel flusso di informazioni ed immagini riproposto quotidianamente, che veda presenti personalità LGBTQIA+, così come le donne anch’esse abitualmente poste in secondo piano, anche tra i riferimenti ad esponenti scientifici e storici, che sempre sono esistiti e sempre esisteranno come individui pienamente partecipi ed integrali di una realtà davvero plurale e non invece ghettizzati in un limitato numero di ruoli ritenuti socialmente accettabili dalla cultura patriarcale dominante.

 

Inoltre, alla luce dei fatti riportati regolarmente dalla cronaca, per prevenire ogni forma di violenza ginocida e/o transomofoba riteniamo importante promuovere efficacemente, soprattutto dall’infanzia, la cultura del consenso.

Chiediamo quindi ad ogni realtà, istituzionale o meno, che si occupi di apprendimento e formazione di rappresentare per ogni individuo un ambiente sicuro, libero da pregiudizi di qualunque natura (sessuali, etnici, culturali, ecc.) e che educhi alle differenze e ad un approccio consapevole alla sessualità ed all’affettività.

 

La formazione di personale educativo sulla cultura LGBTQIA+ e transfemminista preparato a confrontarsi con studenti appartenenti alla comunità e con famiglie omogenitoriali è inoltre da ritenersi fondamentale per prevenire bullismo e discriminazioni.

 

Chiediamo una costante attenzione all’uso di un linguaggio inclusivo, che superi il sessismo intrinseco alla lingua italiana e favorisca l’utilizzo di termini alternativi quando questi implichino una perdurante distinzione di genere di matrice culturale patriarcale.

 

Considerando la storia come parte fondamentale della nostra identità, riteniamo che un’educazione degna di tale nome debba riconoscere l’antifascismo come valore imprescindibile per la società, consentendo l’apprendimento fin dall’infanzia del rifiuto di ogni forma di intolleranza e di legittimazione della violenza.

Proprio perché vi è uno stretto legame tra identità e memoria, invitiamo inoltre a non dimenticare il processo storico e culturale che ha condotto alla costituzione della comunità LGBTQIA+ e a ricordare le vittime di violenza, in particolare dell’Omocausto.

 

Chiediamo al Consiglio Regionale del Veneto l’abrogazione della mozione n° 270/2014 che, con il pretesto di difendere una supposta “famiglia naturale”, arriva in realtà penalizzare le famiglie omogenitoriali, che sono anche le nostre; chiediamo l’abrogazione della mozione n 13/2015 sulla “ideologia gender” nelle Scuole, ovvero una ideologia inesistente che ha l’unico effetto di aumentare la diffidenza verso le persone LGBTQIA+ e verso l’educazione alle differenze, alimentando fobie e oscurantismo.

 

Chiediamo al Comune di Padova l’inclusione delle vittime LGBTQIA+ fra quelle commemorate in occasione delle celebrazioni per la Giornata della Memoria e l’apposizione di una targa presso il Tempio nazionale dell’Internato ignoto o in altri siti.

 

Chiediamo alle famiglie ed alle scuole di ogni ordine e grado di non delegare l’educazione sessuale di bambini e ragazzi a persone e gruppi dal chiaro orientamento religioso e con ovvie conseguenze come propaganda omo-bi-transfobica ed antifemminista, promuovendo invece la laicità anche in quest’ambito dell’educare.

 

SALUTE E AUTODETERMINAZIONE

La salute viene intesa dall’OMS non solo come assenza di malattia, ma come uno stato di benessere fisico, psicologico e sociale che si applica alle dimensioni che riguardano la qualità della vita anche delle persone LGBTQIA+, dal momento della loro nascita al momento della loro morte, garantendo loro la libertà di scegliere e di autodeterminarsi in ogni fase dell’esistenza.

Per questo troviamo inaccettabile la mancata applicazione della legge 194 sulla IVG (Interruzione Volontaria di Gravidanza), che dovrebbe garantire l’accesso all’aborto libero, sicuro e gratuito, e che viene limitata sulla base dell’obiezione di coscienza su tutto il territorio nazionale, con percentuali che in Veneto toccano il 73%.

Consapevoli che l’alternativa all’IVG legale sono gli aborti clandestini, chiediamo non solo che la 194 sia applicata, ma che l’obiezione di coscienza sia limitata al minimo o eliminata soprattutto negli ospedali pubblici e nelle farmacie, in cui, rispettivamente, le pillole abortive (RU-468) e le pillole del giorno dopo (contraccezione d’emergenza) spesso non sono reperibili.

Al fine di promuovere la salute sessuale della popolazione riteniamo fondamentale un’attiva lotta ai pregiudizi che ancora permeano il sesso in tutte le sue sfaccettature. Crediamo sia fondamentale che la società civile, in particolare il personale sanitario, si occupi della salute sessuale di ogni persona, anche adottando politiche di non discriminazione, un linguaggio inclusivo e un atteggiamento positivo nei confronti del sesso (sex positive), comunque venga praticato.

 

Auspichiamo che le istituzioni riconoscano e sostengano un approccio alla salute che coinvolga attivamente le comunità delle persone LGBTQIA+. Va fatto particolare riferimento alla prevenzione delle IST (infezioni sessualmente trasmissibili) senza distinzione di età, con particolare attenzione alle persone sieropositive e alle persone transgender.

Chiediamo una riflessione puntuale circa l’introduzione della PreP (Profilassi Pre-Esposizione) come metodo di profilassi complementare (non alternativa) al preservativo per prevenire l’infezione da HIV. Va focalizzata l’attenzione sulle categorie maggiormente a rischio de* sex-worker e degli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini (MSM), senza però limitarsi ad esse solamente. Un dibattito consapevole sull’argomento non potrà prescindere, inoltre, dalla richiesta di una maggiore accessibilità al farmaco, anche dal punto di vista economico, per chiunque lo richieda, e dall’istituzione di campagne informative per quanto riguarda uso ed effetti collaterali.

Riteniamo anche che debba essere garantito l’accesso gratuito a preservativi e contraccettivi, nonché ai vaccini connessi a infezioni sessualmente trasmissibili.

Ribadiamo energicamente il nostro rifiuto rispetto a qualsiasi presunta forma di terapia che si proponga come riparativa o correttiva per orientamento sessuale e identità di genere, in particolare la presunzione di poter curare l’omosessualità egodistonica.

 

Chiediamo inoltre la depatologizzazione dell’intersessualità e della transessualità a qualunque età, evitando interventi sui bambini (salvo in casi di reale e contingente pericolo per la salute) e mantenendo l’assistenza medica dal Servizio Sanitario Nazionale, allargando e potenziando i centri di eccellenza.

 

Per quanto riguarda la salute riproduttiva, chiediamo l’accesso alle tecniche di PMA (procreazione medicalmente assistita) inclusa la GPA (gestazione per altri), tanto per le persone eterosessuali che per le persone LGBTQIA+, ponendo attenzione sia a garantire l’autodeterminazione delle persone sui propri corpi sia a impedire ogni forma di sfruttamento, anche provvedendo a rendere economicamente accessibili queste tecniche.

 

Chiediamo che siano implementati i fondi necessari a garantire i programmi di educazione alla sessualità e all’affettività nelle scuole, fondi che vengono continuamente ridotti, e che i programmi adottati si basino su principi inclusivi, scevri da pregiudizi sulle soggettività LGBTQIA+, che permettano di sviluppare un atteggiamento sano nei confronti della sessualità, dei rapporti tra soggetti e che apra uno spazio sicuro di riflessione e di confronto su erotismo e autoerotismo, contraccezione, interruzione di gravidanza, genere e generi, al di fuori da ogni logica binaria.

RELAZIONI

Nonostante l’articolo tre della costituzione Italiana garantisca uguale dignità a tutti i cittadini davanti alla legge senza distinzioni di condizioni personali o sociali, la nostra legislazione prevede istituti differenti per la formazione di vincoli familiari per persone eterosessuali e persone omosessuali.

 

Le Unioni Civili tra persone dello stesso sesso, introdotte nel 2016, hanno alleviato la situazione di molte famiglie LGBTQIA+ fino a quel momento escluse da qualsiasi tipo di tutela e riconoscimento. Tuttavia, il legislatore non ha voluto riconoscere la piena legittimità delle famiglie LGBTQIA+, e ha voluto anzi rimarcare la differenza tra famiglie eterosessuali e famiglie LGBTQIA+, attraverso la creazione di un istituto separato e dotato di minori tutele. Tra le altre mancanze, le Unioni Civili tra persone dello stesso sesso non prevedono in alcun modo la genitorialità, nemmeno l’adozione del figlio del partner. Non solo: la comunità LGBTQIA+ comprende persone che, per le loro caratteristiche di genere o di orientamento, potrebbero ricadere sia nell’istituto matrimoniale sia nelle unioni civili. Queste persone sono quindi poste di fronte a scelte irricevibili: ad esempio una donna bisessuale potrebbe aspirare alla genitorialità solo se in relazione con un uomo; una donna trans che all’anagrafe sia ancora “maschio”, se avesse una compagna e volesse dei figli, si vedrebbe costretta a scegliere tra il cambio anagrafico e l’essere genitore.

Queste discriminazioni sono frutto di una anacronistica visione della famiglia, basata esclusivamente sul matrimonio di un uomo eterosessuale con una donna eterosessuale, e regolata da rigidi ruoli di genere in cui gli uomini sono padroni della famiglia e le donne sottomesse gregarie.

 

Spinto dalla stessa visione patriarcale delle relazioni familiari, l’attuale governo Conte inaugura una nuova stagione di attacchi ai diritti delle donne. Il ddl Pillon, il ddl De Poli e il World Congress of Families di Verona sono attacchi diretti alle tutele in materia di vita familiare ed autodeterminazione finalizzati a proteggere e favorire la violenza domestica.

 

Ispirandosi ai principi della Costituzione, il Padova Pride 2019 si batte per il riconoscimento dei diritti inviolabili della persona, sia come singola che nelle formazioni sociali delle quali è parte. Crediamo che l’individuo abbia dignità in sé stesso e abbia diritto di formare relazioni con altre persone consenzienti nel numero e nelle forme che ritiene più opportune, senza distinzione di sesso, di orientamento sessuale, di genere, di etnia, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Sosteniamo l’autodeterminazione e l’etica quali valori fondanti della vita affettiva, sessuale e sociale.

 

Riteniamo che le non monogamie etiche, ovvero l’avere più di una relazione intima per volta, con il consenso di tutte le persone coinvolte, siano legittime espressioni di questi valori.

 

Reclamiamo l’adeguamento del resto della legislazione ai principi della Costituzione attraverso l’eliminazione della disparità di trattamento basata sull’orientamento sessuale e sul genere.

 

Inoltre il Padova Pride 2019, ispirandosi ai principi transfemministi, reclama il diritto di ogni persona a decidere del proprio corpo, a definire le proprie identità, e ad esprimere il proprio genere senza timore di repressione, violenza, o discriminazione da parte della società, nonostante le norme culturali attualmente vigenti: sia il genere sia il sesso sono culturalmente costruiti, del tutto o in parte, e possono essere cambiati. Anche il supposto destino biologico delle donne (maternità e lavoro domestico) è socialmente costruito: il Padova Pride 2019 si unisce alle lotte contro la regressione dei diritti riproduttivi e delle tutele contro la violenza familiare difendendo l’aborto libero e sicuro ed il diritto alla sicurezza all’interno delle relazioni. La genitorialità è una scelta che, lungi dall’essere obbligata, dovrebbe essere accessibile anche al di fuori di condizioni strettamente biologiche ed economiche: il Padova Pride chiede l’accesso alle tecniche di PMA (procreazione medicalmente assistita) inclusa la GPA (gestazione per altri), tanto per le persone eterosessuali che per le persone LGBTQIA+, ponendo attenzione sia a garantire l’autodeterminazione delle persone sui propri corpi sia a impedire ogni forma di sfruttamento, anche provvedendo a rendere economicamente accessibili queste tecniche.

 

 DIRITTI CIVILI E SOCIALI

Nell’ottica di un generale diritto alla felicità riteniamo che lo Stato debba assicurare alla popolazione tutta una serie di diritti tanto civili quanto sociali.
Riteniamo necessaria una legge di contrasto all’omo-bi-transfobia estendendo la Legge Mancino e azioni concrete dallo Stato e dai Comuni, come ad esempio l’adesione alla rete RE.A.DY, nonché una legge sul matrimonio egualitario. Chiediamo l’accesso alla genitorialità senza il discrimine dell’orientamento sessuale, del genere o della situazione sentimentale; chiediamo sia la possibilità dell’adozione sia il riconoscimento alla nascita dei figli, per le relazioni omosessuali e/o non etero-cis-normate.
Ci opponiamo al Decreto Sicurezza in quanto convinti dell’inalienabilità del diritto di asilo, come riporta anche l’articolo 14 della “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”.
Riteniamo anche che debba essere garantito l’accesso gratuito a preservativi e contraccettivi e che si ponga fine alla discriminazione economica di genere nella forma di imposte indirette, partendo al più presto dalla classificazione di assorbenti, tamponi, coppette mestruali quali beni di prima necessità (pink tax).
Chiediamo una legge sulla parità retributiva sul modello di quella islandese e proponiamo di superare l’attuale disparità nel congedo parentale in modo che si creino pari opportunità per uomini e donne sul posto di lavoro, senza dimenticare una seria lotta al precariato istituendo garanzie e scoraggiando i contratti atipici.
È importante colmare il vuoto legislativo riguardo il mobbing, in modo tale da poter
procedere anche a livello penale contro questo tipo di discriminazione.
È necessaria inoltre un’adeguata formazione sulle tematiche della violenza e della
discriminazione di genere per chi opera nei luoghi sensibili e in contesti di protezione
(tribunale, forze dell’ordine, ospedali). Chiediamo di rendere praticabili e in un regime di autodeterminazione e legalità, con tutte le tutele legate al lavoro, il sex working e l’assistenza sessuale per persone con disabilità.
Chiediamo l’abolizione di ogni legislazione anti-blasfemia.

PER UN PRIDE INTERSEZIONALE

L’intersecarsi di tematiche LGBTQIA+ e di tematiche legate a etnia, cultura, classe sociale, abilità, età, è forse fra i più evidenti cambiamenti che hanno attraversato la comunità LGBTQIA+ nei tempi recenti. Pertanto le battaglie tradizionali del movimento sono necessariamente attraversate e unite a quelle anti-razziste e per una società che sappia accogliere e includere le differenze anche etniche e culturali.

Chi ha fatto domanda di asilo recentemente ha visto l’iter di rilascio reso più complesso dal Ddl 840/2018, noto alle cronache come decreto sicurezza e immigrazione. Quest’ultimo Ddl, sulla scia di analoghe iniziative precedenti, va a colpire anche le persone migranti LGBTQIA+, aumentando la marginalità di persone di per sé esposte a rischio discriminazione.

Il Padova Pride chiede un netto cambio di rotta rispetto alle politiche adottate a livello nazionale per quanto concerne il tema delle migrazioni, proponendo quindi l’abolizione dell’attuale legislazione, viziosa in un’impostazione razzista, promuovendo invece modelli virtuosi di inclusione ed accoglienza a livello locale, promotori degli ideali di solidarietà ed inclusione.

Un’attenzione particolare deve essere rivolta alle ragioni che spingono le persone a migrare, in particolare per le persone LGBTQIA+. In questo senso una lotta a favore di tutte le persone migranti è anche una lotta in favore di coloro che si identificano o vengono identificate come persone LGBTQIA+.

Un’altra fonte potenziale di esclusione e marginalità sociale è l’appartenenza ad una data classe sociale, termine con cui intendiamo il gruppo di persone che rientrano in una data fascia di reddito e che occupano una posizione comune entro i rapporti che caratterizzano la nostra società.
É assolutamente evidente come le ineguaglianze economiche e sociali siano diffuse a livello globale, prodotto di una distribuzione delle risorse non solo ingiusta, ma anche irrazionale.

I soggetti appartenenti alle classi sociali economicamente più deboli sono costretti a condurre una vita precaria, perché hanno maggiori difficoltà ad accedere a quelle risorse materiali che garantiscono non solo la sussistenza ma anche il soddisfacimento di quei bisogni che garantiscono agli individui una vita piena e felice.
La precarietà economica rende le persone ricattabili anche nel mondo del lavoro, subordinando la loro dignità alle esigenze di un sistema strutturalmente ingiusto, fondato sui meccanismi della cosiddetta “società della prestazione”.

La discriminazione di classe si incrocia con quella che colpisce le persone LGBTQIA+, relegando quest”ultime alla marginalità e all’esclusione sociale.
Il pregiudizio infatti può bloccare l’accesso al mercato del lavoro, o addirittura rendere le persone LGBTQIA+ ricattabili per via del loro genere o orientamento sessuale. La precarietà dei diritti sociali risulta inoltre acuita dall’assenza di alcuni diritti civili: ad esempio la legge italiana non proibisce l’omogenitorialità, ma il riconoscimento dei figli per una coppia omogenitoriale richiede un costo economico ingente, quello di una causa legale, che non è previsto invece per le coppie eterosessuali.

Il Padova Pride si schiera dalla parte di un welfare inclusivo e in grado di garantire una vita dignitosa a tutt*, a prescindere dall’occupazione lavorativa o dalla sua mancanza.
Chiediamo di una legislazione che garantisca la dignità e la stabilità economica di tutt* i/le lavorator*, senza renderl* ricattabil* in base a fattori personali.

Riteniamo che tutt* – a prescindere da abilità e disabilità – dovrebbero aver accesso allo spazio pubblico, ognun* secondo le proprie inclinazioni e capacità: a partire dallo spazio meramente fisico (barriere architettoniche, accessibilità) fino ad arrivare a quello professionale e politico (pari opportunità).
Notiamo come la sessualità delle persone con disabilità (fisiche o intellettive) sia ancora in parte un tabù: questo le costringe spesso a rinunciare al sesso (il che rientra nella discriminazione verso le persone disabili o “abilismo”). Per le persone disabili ed LGBTQIA+ la situazione è ancor più complessa: in assenza di una adeguata formazione, anche nell’ambiente sanitario ed assistenziale si dà erroneamente per scontata l’eterosessualità. Dinamiche simili tendono ad applicarsi alla sessualità delle persone anziane (discriminazione in base all’età o “etaismo”).
Le persone disabili e le persone anziane dovrebbero poter vivere il sesso se lo desiderano, siano esse etero oppure no, a prescindere da una norma sessuale che riesce ad immaginare il sesso soltanto in pochissime modalità (ovvero tra persone etero, abili, giovani, visivamente gradevoli in senso stereotipico).

Le lotte LGBTQIA+ si intersecano quindi con quelle anti-abiliste ed anti-etaiste, ed in generale con le lotte per abbattere l’attuale visione ristretta ed omologante dei rapporti umani: sentimentali, sessuali, sociali.

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Padova Pride 2019: Gli appuntamenti in occasione della Giornata internazionale contro l’Omofobia

Padova Pride 2019: Gli appuntamenti in occasione della Giornata internazionale contro l’Omofobia

Padova Pride 2019: Gli appuntamenti in occasione della Giornata internazionale contro l’Omofobia

Proseguono a Padova gli appuntamenti organizzati dal Comitato Padova Pride in vista della sfilata del 1° giugno. Questa settimana si incroceranno anche con la celebrazione, il 17 maggio, della Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, ricorrenza promossa dal Comitato Internazionale per la Giornata contro l’Omofobia e la Transfobia e riconosciuta dall’Unione europea e dalle Nazioni Unite che si celebra ogni anno dal 2004.

Giovedì 16 maggio dalle ore 21.00 all’Aula Studio Il Pollaio (via Belzoni 7), gli studenti organizzeranno un “Giovedì Letterario” a tema “Liberazione dagli stereotipi di genere”. Nell’aula studio verrà dedicato lo spazio alla lettura di qualsiasi brano che voglia essere condiviso con gli altri, sia esso prosa, poesia o epistola, originale o meno. Ogni lettore ha un tempo limite di circa 15 minuti da usare come vuole tra lettura e discussione di quello che sta leggendo.

Venerdì 17 maggio alle ore 18.00, in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia all’Aperture Bar Arcella (Via Giovanni d’Alemagna, 2A-2B) inaugura la mostra fotografica “Expose Yourself” di Roberta Lotto per celebrare la Giornata Mondiale contro L’Omofobia inauguriamo una mostra fotografica nata dalla collaborazione tra la fotografa e il Padova Pride. Lo scorso anno al termine del Pride Roberta Lotto ha ritratto le persone al loro arrivo in Piazzale Boschetti. Il risultato è un insieme vario di storie. Le persone ritratte nelle foto semplicemente si presentano come in quel momento hanno deciso di mostrarsi, lasciando fluire qualcosa di intimo e imprendibile. Non ci sono filtri, non ci sono artifici. Solo l’incontro come relazione tra persone che sono tutte in divenire, in trasformazione.

La serata proseguirà alle 19.00 con la presentazione del volume “Boy Erased. Vite cancellate” di Garrard Conley (Edizioni Black Coffee). A diciannove anni Garrard, figlio di un pastore battista e devoto membro della vita religiosa di una piccola città dell’Arkansas, è costretto a confessare ai genitori la propria omosessualità. La loro reazione lo mette di fronte a una scelta che gli cambierà la vita: perdere la famiglia, gli amici e il Dio che ama sin dalla nascita oppure sottoporsi a una terapia di riorientamento sessuale, o terapia riparativa, per «curarsi» dall’omosessualità, un programma in dodici passi da cui dovrebbe riemergere eterosessuale, ex-gay, purificato dagli empi istinti che lo animano e ritemprato nella fede in Dio attraverso lo scampato pericolo del peccato. Quello di Garrard è un viaggio lungo e doloroso grazie al quale, tuttavia, trova la forza e la consapevolezza necessarie per affermare la sua vera natura e conquistarsi il perdono di cui ha bisogno. Affrontando a viso aperto il suo passato sepolto e il peso di una vita vissuta nell’ombra, in questo memoir l’autore esamina il complesso rapporto che lega famiglia, religione e comunità. Straziante e insieme liberatorio, Boy Erased è un’ode all’amore che sopravvive nonostante tutto. Roberto Serafini leggerà alcuni brani, scelti e commentati da Barbara Da Forno e dal Dott. Vito Stoppa Psicologo Psicoterapeuta Padova e Pordenone.

Gli appuntamenti della settimana si concludono domenica 19 maggio dalle 15.30 fino a mezzanotte con la Festa Inversa – Il Compleanno del Coro Canone Inverso” al Parco Fistomba. Il gruppo nasce nella primavera del 2013 a Padova come progetto in seno al Circolo Arcigay Tralaltro, ma ben presto, il successo ottenuto e la necessità di avere un’autonomia organizzativa hanno portato Canone Inverso a costituirsi associazione nel Gennaio del 2014. Il nome “Canone inverso” è una composizione musicale con una particolare struttura contrappuntistica, nella quale la stessa melodia, suonata contemporaneamente dal principio alla fine e dalla fine all’inizio, si armonizza e dà luogo ad una composizione più interessante che trae ricchezza e complessità dalla sua stessa struttura. Da questo concetto scaturisce un parallelo che, nel nome stesso della nostra formazione corale, vuole rendere omaggio alle persone nelle loro molteplici sfaccettature e relazioni quindi assume in questo contesto un significato più accattivante e al contempo provocatorio.

Durante il pomeriggio il parco ospiterà varie attività, dibattiti, giochi e relax e la sera si animerà di musica sia dal vivo sia in dj set.

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Giuseppe Bettiol

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